La Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista è una prospettiva terapeutica relativamente recente. Il termine
"Post-Razionalismo" fu introdotto da Vittorio F. Guidano alla fine degli anni '80 per delineare un nuovo modo di concepire
la psicologia caratterizzato dal riconoscimento dell'individuo come generatore di significato, con un ruolo attivo nella
costruzione della propria realtà.
In contrasto con le teorie cognitive tradizionali, che privilegiano l'oggettività e la razionalità come fondamenti della
conoscenza, il Post-Razionalismo si distingue per il suo approccio centrato sull'esperienza soggettiva. In questa prospettiva,
la psicoterapia non è un intervento sulla "razionalità errata" dell'individuo, ma un processo di esplorazione e comprensione
della propria esperienza personale, con l'obiettivo di favorire un'integrazione più autentica e armonica del Sé.
Il Post-Razionalismo si traduce in un approccio alla psicoterapia che valorizza l'unicità della persona, le sue esperienze
soggettive e i vissuti emotivi che influenzano la percezione di sé e l'interpretazione del mondo, i processi di
auto-organizzazione e di costruzione del significato personale.
Il lavoro terapeutico si concentra quindi 'sul significato e la comprensione dell'esperienza personale nella sua unicità',
sulla comprensione dei modi in cui la persona dà senso alla propria esperienza, esplorando le dinamiche emotive e le
configurazioni narrative che guidano il suo vissuto. Questo approccio sottolinea l'importanza del cambiamento come un
processo interno, in cui il paziente, attraverso la relazione terapeutica, prende consapevolezza delle proprie modalità di
auto-organizzazione e può trasformarle, non semplicemente correggendo pensieri disfunzionali, ma integrando in modo più
armonico emozioni e significati, favorendo un adattamento più fluido e autentico alla propria esperienza.
L'esperienza emotiva
La Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista attribuisce un ruolo centrale all'esperienza emotiva, considerandola una chiave
di accesso privilegiata alla comprensione del funzionamento psicologico dell'individuo. A differenza degli approcci
terapeutici che pongono attenzione all'analisi razionale del pensiero, questo modello riconosce che le emozioni emergono
da processi profondi, spesso inconsapevoli, e rappresentano un elemento imprescindibile nella costruzione del significato
personale dei propri vissuti. Per questo, la terapia non mira a modificarle o a reprimerle, ma a esplorarle e integrarle nel
vissuto della persona.
L'agire terapeutico focalizza l'attenzione non solo sulle spiegazioni razionali che il soggetto ci offre, che sono fortemente
finalizzate al mantenimento della propria coerenza anche a scapito della realtà - spesso, quando un evento fortemente
discrepante genera sofferenza, sentiamo il bisogno di costruire spiegazioni che riducano il disagio - ma si concentra
soprattutto sull'esperienza emotiva immediata che fornisce un accesso diretto per comprendere il funzionamento del
soggetto, le sue difficoltà e i suoi sforzi di adattamento per potersi riferire l'esperienza senza che venga meno la sua
coerenza personale.
In questa prospettiva, le emozioni non vanno intese esclusivamente come stati fisiologici oggettivi (sintomi), ma devono
essere riconosciute nel loro valore adattivo. Anche quando generano disagio o malessere, le emozioni non devono essere
controllate o represse, bensì comprese e considerate come messaggeri di significato, che hanno la loro ragion d'essere e
sono capaci di offrire informazioni essenziali sull'esperienza soggettiva. Il loro valore conoscitivo precede e influenza i
processi cognitivi, poiché esprimono in modo più diretto il legame tra l'esperienza immediata e le spiegazioni che la
persona costruisce per dare senso al proprio vissuto.
Le circostanze che incontriamo nel corso della vita non sono semplicemente una realtà oggettiva da registrare, ma vengono
interpretate attraverso il modo in cui le viviamo emotivamente. Questo significa che ogni esperienza porta con sé un
significato implicito, spesso inarticolato, che può essere portato alla consapevolezza e tradotto in parole, rendendolo più
comprensibile e integrabile nella nostra storia personale. L'attenzione a questa dimensione interiore è cruciale, poiché il
modo in cui interpretiamo la nostra esperienza determina il nostro equilibrio psicologico e la nostra stabilità emotiva.
Quando l'interpretazione si distanzia eccessivamente dal vissuto emotivo, può emergere un blocco nel fluire
dell'esperienza, tipico di condizioni psicopatologiche. Allo stesso modo, una narrazione incongruente – in cui la storia
raccontata non corrisponde alla storia emotiva sottostante – può generare un senso di discontinuità e di estraneità da sé.
Dare voce ai significati emotivi inarticolati permette di ricostruire una coerenza narrativa autentica, facilitando un processo
di integrazione e trasformazione personale.
Esistono diversi modi di essere e di sentirsi : l'esperienza è tua! Lavorare con le emozioni
Nella mia pratica clinica incoraggio i pazienti a raccontarsi, a esplorare apertamente le proprie esperienze e a dare "nome" e
significato alle loro emozioni.
È fondamentale identificare e affrontare i temi emotivi (spesso non riconosciuti, poco chiari o confusi) che generano
malessere, disagio o comportamenti disfunzionali. In questo modo è possibile lavorare con le persone per esplorare
profondamente i loro modelli emotivi di funzionamento e promuovere un cambiamento duraturo nella percezione di sé e nei
modelli comportamentali.
Raccontarsi, accedere a sé, riconnettersi con le parti di sé non integrate, nascoste, non accettate, autorizzarsi ad essere e a
sentirsi è fondamentale per essere più coesi con sé stessi e per potersi sperimentare nella vita quotidiana in maniera più
autentica.
Le emozioni negative non devono essere allontanate ma comprese; è importante trovare il coraggio di affrontarle,
sperimentarle, averci a che fare per coglierne il senso e l'utilità. Le emozioni negative spaventano ma allo stesso tempo ci
dicono qualcosa di noi e di quello che sta accadendo; ci obbligano a ri-posizionarci e intraprendere un cambiamento per non
cadere nel sintomo.
Bisogna essere confidenti di sé stessi per raggiungere uno stato di equilibrio e armonia.
Prendere confidenza con i propri stati emotivi, conoscerli e capirne il senso è fondamentale per star bene con se stessi e gli
altri ed è utile per modificare schemi di percezione di sé disfunzionali e sviluppare modalità più adattive di relazione con gli
altri.